"Proponiamo la condivisibile analisi sul voto regionale del 26 gennaio scorso fatta dai compagni di Piattaforma Comunista. Solo su un punto non condividiamo totalmente il loro giudizio, quando riferendosi alle formazioni da prefisso telefonico, intendono comprendere anche il Partito Comunista. Noi pensiamo che il Partito Comunista, di cui è segretario Marco Rizzo, senz'altro non possiede "internità tra i lavoratori e radicamento sui territori" necessari ad una organizzazione comunista, per potersi affermare anche elettoralmente, non è ancora quel Partito Comunista forte che noi tutti vorremmo (ma del resto questo non lo è neppure Piattaforma Comunista, pur con tutti i suoi pregi), ma è pur sempre un punto importante su cui iniziare e diamo un plauso ai compagni del partito di Rizzo per averci messo la faccia e essersi impegnati, quanto è nelle loro limitate possibilità, a continuare a presentare il simbolo dei comunisti nella scheda elettorale, per dimostrare che il comunismo è ancora vivo in tanti compagni nel nostro paese e poi, perché, come abbiamo più volte ripetuto, da qualche parte occorre pur iniziare, ben sapendo che non è ancora quel partito comunista necessario per la classe, ma che può essere il punto di partenza di un più ampio progetto di organizzazione di classe per il coinvolgimento maggiore del proletariato e per riprendere la lotta per il socialismo, che tanti a sinistra hanno tradito e hanno deviato, pur continuando, abusivamente , a definirsi comunisti.
Circolo Culturale Proletario di Genova"
Sulle elezioni regionali del 26 gennaio
I risultati delle regionali in Emilia Romagna e in Calabria riflettono differenti spostamenti elettorali, principalmente di settori del ceto medio: verso il piddino Bonaccini in Emilia Romagna; verso la forzista Santelli in Calabria.
In Emilia Romagna la mobilitazione delle “Sardine”, facendo leva sulle preoccupazioni e la paura di una svolta reazionaria e per un “voto utile”, ha promosso, molto creativamente nella comunicazione, un movimento d'opposizione all’opposizione(sic!) e ha svolto un ruolo decisivo per indirizzare il travaso dal contenitoreM5S a Bonaccini e ricompattare l’elettorato del centrosinistra su un candidato che si presentava come capace amministratore della “sinistra”. L'arroganza sciovinista, la prepotenza e la presunzione del “capitano” hanno completato l'operazione.
In Calabria questo quadro non c'è stato. L’astensione popolare è stata elevata e il M5S ha perso una valanga di voti, confluiti nel blocco delle destre legate al tradizionale apparato di potere (agrari, cricche degli appalti,clero,‘ndrine), per garantire il proprio ordine economico.
La soddisfazione per la batosta del “candidato” Salvini - che ha trasformato le elezioni in un referendum su se stesso per imporre le elezioni anticipate – è più che comprensibile.
La Lega ha subìto una battuta d’arresto, però non esce sconfitta; infatti ha ottenuto 691mila voti in una roccaforte della socialdemocrazia, triplicando i voti ottenuti nelle precedenti regionali. FdI è cresciuta. Parte consistente di questi consensi proviene da operai, disoccupati e piccoli contadini, delusi dalla politica neoliberista del Pd e raggirati dalla demagogia sociale leghista e neofascista.
Le formazioni della “sinistra radicale” presentate, hanno dimostrato ancora il fallimento di liste dello “zero virgola”: in questa fase, in cui il conflitto sociale non si estende, ma è costretto alla difensiva e si evidenzia per lo più a seguito di licenziamenti, non c’è spazio, neppure a livello propagandistico, per cartelli elettorali, partiti piccolo borghesi o quelli post-ideologici o di pura immagine che vorrebbero raccogliere qualche consenso solo per un uso strumentale dei simboli della tradizione del movimento operaio, senza avere internità tra i lavoratori e radicamento sui territori.
Dobbiamo chiederci anche di quali interessi siano espressione le formazioni in pista.
Il Pd, espressione politica della finanza e della grande industria che in Emilia-Romagna sono costituiti dal colosso finanziario 'UnipolSai' e dalla massiccia presenza di grandi cooperative che da tempo hanno sposato completamente le logiche di mercato (facendo concorrenza agli imprenditori locali che si rivolgono alla Lega), è riuscito a coagulare un vasto fronte di consenso con le “Sardine”. I dirigenti di queste, tutt’altro che estranei al Pd (ringraziamenti di Zingaretti), hanno abilmente creato un ponte politico-culturale tra il mondo finanziario-industriale e vasti settori di masse popolari, sfruttando l’estesa rete dell’associazionismo legato alle cooperative, fortemente presente nella Regione, e la forza della Cgil che agisce da cinghia di trasmissione del Pd.
La borghesia imperialista, il cui piano di sviluppo accelerato verso il neoliberismo aveva subìto un freno con la sconfitta dei suoi rappresentanti politici al referendum istituzionale del 4 dicembre 2016 e alle elezioni del 4marzo 2018, in assenza di una organizzazione indipendente dei lavoratori, ha dimostrato, con l’attuale governo e l’esito delle elezioni regionali, di aver ripreso in mano il controllo politico.
Tuttavia, i problemi di fondo, soprattutto quelli che colpiscono la classe operaia, restano sul tappeto e si aggraveranno con lo sviluppo della crisi e degli attacchi governativi in corso (es. sulle pensioni).
A risolverli non saranno certo i Bonaccini, vicini alle grandi imprese che vogliono continuità politica, sostenitori dell’UE e dell’autonomia regionale differenziata. Nemmeno li possono tamponare Mattia Santori e le sue “sardine”: il mondo non va verso periodi di pace sociale e riforme.
Al contrario, la situazione richiede l'approfondimento della discussione, la ricostruzione dell’unità politica e dell'articolazione organizzativa della classe, per la difesa intransigente dei propri interessi e diritti, per la ripresa di fiducia nella forza, nel corso della lotta.
Senza ciò, non si può far fronte in maniera efficace all’offensiva capitalista, alla reazione e alla repressione politica e sindacale che oggi si combina con i “decreti Salvini”.
Oggi occorre lavorare per un’organizzazione indipendente radicata nel movimento proletario, prodotta dalla fusione delle migliori energie che sorgono e sorgeranno nel vivo della lotta di classe, che affronti i compiti politici vitali, creando le condizioni per la ricostruzione del Partito comunista.
Partito rivoluzionario indispensabile per guidare una nuova offensiva di liberazione dalla società dello sfruttamento e dell'oppressione, della corruzione, della devastazione ambientale, della guerra, del marciume di politicanti alla Salvini, alla Renzi, alla Meloni e soci: parassiti che mai hanno lavorato un solo giorno e da decenni campano sulle spalle e a spese dei lavoratori e delle lavoratrici.
Siamo consapevoli che questo sia un percorso difficile ma una cosa abbiamo chiara: non ci sono scorciatoie e non vogliamo ripetere gli errori di coloro che si sono proclamati partito dimostrando autoreferenzialità e settarismo, senza la capacità di incidere nella situazione concreta.
Abbiamo scelto di praticare un percorso difficile e complesso ma che è, a nostro avviso, nella realtà che viviamo, l'unico che può dare risultati concreti.
Per questo invitiamo comunisti e proletari più coscienti ad unirsi al nostro impegno e alla nostra attività!
31 gennaio 2020
Coordinamento comunista toscano(CCT) coordcomtosc@gmail.com
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) coordcomunistalombardia@gmail.com
Piattaforma Comunista-per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia teoriaeprassi@yahoo.it
Collettivo comunista (m-l) di Nuoro cocoml.nuoro@gmail.com
Coordinamento Comunista Veneto (CCV)